Scritti

Apr. 8, 2016

 

Ti incammini da solo lungo una strada color giallastro.
E’ notte.
C’è un cane, anzi, due, più in là, “una nazione di cani”, 
sussurri. 

Cammini da solo, cammini di notte chiedendoti se la vita è questa: andare, tornare, mangiare, evacuare, lavorare, dormire, bestemmiare, interpretare qualità umane che non ti appartengono, anche quelle più detestabili e poi ripeti: andare, tornare, mangiare, evacuare, incontrare, dormire...

 Solo la nudità distingue il giorno dalla notte. Ti spogli di notte, la notte si spoglia, fai l’amore con la notte a voce alta, proprio davanti agli occhi di Dio.

 Quand’è che hai iniziato a percepire che c’è solo un minuscolo divario tra te e la follia? Non lo sai 

Dormi per terra, ovunque ti sia possibile, fuori, dormi nei campi, dormi nelle fognature. Dormi ovunque ti sia possibile.

Ti sdrai a terra, tocchi il suolo con delicatezza e ricordi che di notte hai fatto l’amore con quella confezione di concentrato di pomodoro. Sorridi, inizi a ridere, e ridi come una campana o come un serpente a sonagli, ricordati che sei talmente miserabile che il barattolo di concentrato di pomodoro ha raggiunto l’orgasmo prima di te.

 “Che schifo”!, Davvero. Proprio come ha detto la tua ragazza immaginaria.

 Sgomento, ti ricordi come eri terrorizzato di evacuare. Terrorizzato, come se fossi convinto che fosse un qualcosa di anormale. Ti sentivi così freddo dopo, sentivi lo stomaco in subbuglio e non potevi far nulla per sentirti meglio.

 Come cambiano le cose, pensi.

 Perché hai iniziato a goderne, hai imparato ad assaporare quelle sensazione di torpore, hai sentito un dolce formicolio, hai sentito il dolce dolore virgineo come se fossi stato penetrato al contrario dai tuoi escrementi. Durante l’atto della penetrazione hai sudato di un sudore irreale, perle di sudore rotolano giù per il corpo, immaginandoti come una bellissima ragazza che non ha mai conosciuto il suo corpo prima.

 Come ti è piaciuto! Hai cominciato a deliziarti con evacuazioni notturne, quando possibile.

 E divenne una necessità ogni mattina. Ogni mattina ti saresti svegliato eccitato, pieno di desiderio. Dopo, ti saresti sentito tranquillo e silenzioso.

 Ti ricordi il tempo in cui ti sei travestito da ragazza, cosparso di misterioso profumo femminile e andasti in came-, voglio dire, in bagno, e hai iniziato a gemere come una puttana, come fossi in estasi?

Questa è stata la tua esperienza estatica finale, non so cosa sia cambiato e perché tu abbia smesso di farlo. Il fatto è che sei sereno ora, serena è la tua mente.

 Ricordi le parole di un amico, il poeta di cui eri segretamente innamorato

 “Quando diventi pioggia,

il pianeta ti bacia, un lungo bacio
tu lo rendi lungo, lui lo rende lungo.
Quando diventi pioggia,
il mondo non ti bacia,
i suoi fantasmi crescono nella tua morte
ad ogni modo, sei rimasto martorizzato dal primo bacio.”

 Non dicesti nulla allora.

 Forse l’unica consolazione è il cielo, un cielo oscurato dagli altoparlanti della vostra creazione. Un cielo creato senza fretta, lentamente, con diserzione. Hai riempito il cielo di altoparlanti. Sono forti, vibrano, un giorno cadranno sulla tua testa.

 Ma almeno riempiono queste mattine con le canzoni che ami. O, in ogni caso, con le canzoni di cui hai bisogno, dipende dal tuo umore.

 Inni celesti per colmare i vuoti, il jazz per gioire, raggae per farvi commuovere.

 Le voci celesti di queste ragazze ti fanno sentire ancora vivo, come se la vita fosse ancora bella, come se scoppiassi ancora di amore, come se nessuno sapesse.., eccetto quella confezione di concentrato di pomodoro.

 

 A cura di: Igiea Lanza